Focus sul (che cosa posso fare io per ridurre il rischio di) carcinoma mammario

Focus2019

Ero fra i circa trecento presenti alla sedicesima edizione di Focus sul carcinoma mammario, appuntamento annuale di rilevanza nazionale dove si fa il punto sullo stato dell’arte di questa patologia.

Sulla traccia di quel convegno provo a riportare alcuni spunti su prevenzione e diagnosi precoce sul carcinoma mammario, temi che trovo molto interessanti perché è qui che, secondo me, si gioca la partita più importante.

Il tumore della mammella è la patologia oncologica più frequente fra le donne?

Sì. È il 29% delle diagnosi complessive di tumore nelle donne. Prima dei cinquant’anni lo è in percentuale ancora maggiore, rappresentando il 41% delle diagnosi di tumore. Cioè, su 10 tumori diagnosticati prima dei cinquant’anni, 4 sono della mammella.

Il tumore della mammella è una patologia prevenibile?

Sì. Intendiamoci innanzitutto su cosa significa prevenzione. Prevenzione significa mettere in atto certi comportamenti che riducono la nostra probabilità di ammalarci di una certa malattia. Questo, esteso alla popolazione, e quindi sui grandi numeri, è in grado di ridurre l’incidenza di una malattia, cioè il numero di nuovi casi diagnosticati.

Prevenzione significa diagnosi precoce?

No. La prevenzione è quanto abbiamo appena detto: una strategia che riduce la nostra probabilità di ammalarci. La diagnosi precoce è, invece, un passo successivo: è la possibilità, una volta sviluppata la malattia, di accorgercene il più presto possibile in modo tale da poterla trattare con terapie meno invasive e, in ultima analisi, ridurre il rischio che questa malattia ci porti a morte.

Come si fa prevenzione per il carcinoma della mammella?

Cercando di ridurre, per quanto possibile, i fattori di rischio. I fattori di rischio sono noti e conferiscono ciascuno un lieve aumento della probabilità di sviluppare la malattia.

I fattori di rischio in giovane età. Non avere figli, oppure avere una prima gravidanza a termine dopo i trent’anni. Non allattare al seno. Una lunga durata del periodo fertile, ossia il primo ciclo mestruale a un’età piuttosto bassa e la menopausa a un’età avanzata. Essere stati esposti a radioterapia sul torace, specie se prima dei trent’anni (di solito succede per trattare patologie tumorali del torace come i linfomi). Assumere per lungo tempo contraccettivi orali. Fumare.

I fattori di rischio a età più avanzate. Assumere terapia ormonale sostitutiva dopo la menopausa. Un elevato consumo di alcol, grassi animali, un basso introito di fibre vegetali. L’obesità, specie se associata a diabete o dislipidemia, cioè un aumento di colesterolo e trigliceridi. Avere avuto una pregressa diagnosi di neoplasia mammaria. Avere familiarità per neoplasia mammaria. Essere esposti a fumo passivo e, con tutta probabilità, fumare.

È bene chiarire che allo stato delle conoscenze attuali non è possibile attribuire con certezza l’insorgenza di un tumore mammario a uno specifico fattore di rischio. Detta altrimenti, a una persona cui sia appena stato diagnosticato un carcinoma della mammella che ci chiede “perché mi è venuto? perché fumo? perché non ho avuto figli? O perché ho preso la terapia ormonale sostitutiva?” non è possibile rispondere.

Come si fa diagnosi precoce per il carcinoma della mammella?

La diagnosi precoce si fa ancora, oggi, con lo screening. Nel nostro paese viene consigliata una mammografia ogni due anni tra i cinquanta e i settant’anni, accompagnata dall’ecografia mammaria nei casi in cui il radiologo lo ritenga necessario. Per le donne ad alto rischio, per familiarità o pregressa diagnosi di neoplasia mammaria le indicazioni vanno naturalmente personalizzate. Per le donne che sanno di avere la mutazione del gene BRCA1 o BRCA2 (mutazione rara, ma che conferisce un rischio molto più elevato), oggi si ritiene utile associare alla mammografia l’esame della risonanza magnetica.

Conclusioni

È evidente che non ci si può sottrarre a tutti i fattori di rischio e che questi sono spesso correlati a scelte di vita, personali o lavorative, che pesano spesso ben più del rischio in sé. In altre parole, se è vero che avere figli in giovane età riduce il rischio di tumore della mammella, non è pensabile che una donna debba scegliere di avere figli al solo scopo di ridurre il suo rischio di sviluppare un tumore della mammella. Resta che, a mio modo di vedere, la partita si gioca non solo e non tanto sulle terapie che prolungano la sopravvivenza, quanto sulla riduzione dell’incidenza della malattia e sulla diagnosi precoce, argomento meno redditizio e meno notiziabile ma su cui davvero ciascuno di noi può fare più di qualcosa.

 

I dati epidemiologici sono tratti da I numeri del cancro in Italia, 2018, disponibile on-line, pubblicato a cura di AIOM, Associazione Italiana di Oncologia Medica, e AIRTUM, Associazione Italiana Registri Tumori.

 

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