Rubare farmaci (non scarpe)

Il senso di un blog personale è anche quello di raccontare storie che vadano oltre la semplice divulgazione scientifica. Forse ne è anche il principale punto di forza.

Questa notte, la notte tra il 12 e il 13 febbraio, c’è stato un furto presso l’ospedale Maggiore di Trieste, dove lavoro. Sono stati rubati farmaci per un valore stimato, al momento in cui scrivo, di circa 700 mila Euro.

Al di là dell’indignazione per il fatto in sé, per il furto ai danni della collettività, ne parlo per due ragioni.

La prima: questa notte ero là.

Ero di turno. E pure un turno tosto: ho girato tutta la notte per scale, corridoi, stanze, corsie, col cicalino che squillava ora da un reparto ora da un altro per ricoveri, richieste urgenti, guai vari.

La farmacia dove è avvenuto il furto è in un’ala dell’edificio lontana da dove bazzicavo io. E quindi difficilmente avrei potuto sentire o notare qualcosa. Eppure l’idea che sia successo tutto mentre ero lì, sveglio e operativo, resta piuttosto disturbante. Molto più di quando, ad esempio, un anno fa, mi alleggerirono di un bel paio di scarpe che lasciavo sopra l’armadio dello spogliatoio.

L’altra cosa che mi urta è la seconda ragione per cui ne parlo: sono stati rubati farmaci oncologici.

Ora, lo so che non si ruba per fare un dispetto ai malati. E se avessero rubato farmaci, che so, neurologici o cardiovascolari il fatto non sarebbe meno grave.

Eppure.

Eppure sono gli stessi farmaci che ogni giorno somministriamo alle persone che vediamo, chi da qualche settimana, chi da mesi, chi da anni nei nostri ambulatori. Persone con nomi e volti, persone che vivono la malattia sulla loro pelle, persone che combattono e spesso soffrono per la loro malattia.

Rubare i loro farmaci non è soltanto un affronto alla collettività, è uno sgarbo alla loro sofferenza.

 

2 risposte a "Rubare farmaci (non scarpe)"

  1. Hai pienamente ragione. Nel nostro istituto la notte di Natale hanno rubato 9 Mac ed un hard disk esterno. Non hanno fatto un danno ai pazienti per fortuna, ma su quei computer c’erano dati delle ricerche di studenti, dottorandi, ecc.
    Ora i computer magari si rivendono, ma l’hard disk esterno? Quello è stato proprio uno spregio alla ricerca.

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    1. Con quel furto hanno fatto un danno a voi, alla ricerca e indirettamente anche a chi un giorno da quei dati avrebbe potuto avere benefici. Un furto è sempre odioso.

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