Cos’è questa CAR-T, o terapia personalizzata del cancro?

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“Arriva in Europa la CAR-T, la prima terapia personalizzata contro il cancro”, titoli di questo genere hanno affollato i media mainstream in questi giorni. Proviamo a capire di cosa si tratta.

A, il fatto

Il 27 agosto l’EMA, l’Agenzia Europea del Farmaco, ha autorizzato l’immissione in commercio di due farmaci oncologici con un meccanismo d’azione innovativo.

B, domande e risposte 

Si tratta di farmaci “per il cancro” o per certi tipi particolari di cancro?

Sono farmaci per certi tipi particolari di cancro, una nicchia peraltro molto ristretta. Il primo ha il godibilissimo nome di Tisagenlecleucel (ma come li scelgono i nomi dei farmaci, tirano a freccette sull’alfabeto? il saggio commento di una collega), per gli amici Kymriah (nome commerciale), ed è approvato per due tipi di tumori del sangue: bambini o giovani adulti fino ai 25 anni affetti da un tipo particolare di leucemia (la linfoblastica acuta a cellule B) refrattaria (cioè che non risponde alle terapie) o in recidiva post-trapianto, o in seconda successiva recidiva a una terapia cosiddetta “tradizionale”. Nonché per adulti con linfoma diffuso a grandi cellule B recidivato o refrattario dopo due o più linee di terapia.
Al secondo hanno dato addirittura un doppio nome, Axicabtagene Ciloleucel (Yescarta per chi ha confidenza, sempre nome commerciale), e questo è approvato per adulti con linfoma diffuso a grandi cellule B o con linfoma primitivo del mediastino a grandi cellule B, entrambi refrattari o recidivati dopo due o più linee di terapia.

(Postilla: occhio che a rigore non esistono farmaci “per il cancro”: ogni farmaco funziona per un certo, o per certi tipi di cancro. Di farmaci che funzionano per “il cancro in generale”, non ne conosco, e se ve ne spacciano così, come al solito… state all’occhio.)

Per quante persone è al momento indicato questo tipo di farmaci?

Molto poche. Le leucemie linfoblastiche acute a cellule B, per esempio. Sono malattie rare. Circa 6000 casi all’anno negli Stati Uniti (su 325 milioni di abitanti: uno ogni 54mila persone), di cui il 60% nei bambini. Dati simili in Italia: circa 1.6 casi ogni 100.000 persone all’anno, quindi uno ogni 62mila, quindi 900 casi all’anno. Di questi, 600 circa nei bambini. Con il 90% circa di guarigioni grazie alle terapie già disponibili (e quindi di persone che non avrebbero bisogno di questo nuovo farmaco, perché già guariti), ci potrebbero essere grossolanamente 60 casi all’anno in tutta Italia candidabili a questa terapia. Sono dati del tutto approssimativi: ma bastano per farsi un’idea.

Come funziona il farmaco?

Qui sta la notizia. Non si tratta di un chemioterapia (farmaci che colpiscono e uccidono cellule in maniera spesso piuttosto indiscriminata, e quindi cellule tumorali ma anche cellule sane), non si tratta di una terapia cosiddetta target (che blocca particolari meccanismi di crescita tipici di alcuni tipi di cellule tumorali), non si tratta nemmeno di una immunoterapia (che stimola il sistema immunitario a riconoscere particolari “segnali”, detti antigeni, presenti sulle cellule tumorali, e a colpirli), anche se le somiglia un po’.

Funziona così: si prelevano delle cellule del sangue della persona ammalata, si isolano da queste dei linfociti T, e li si modifica geneticamente “attaccandoci” un nuovo gene, grazie al fattivo aiuto di un virus capace di incastrarsi nel DNA del linfocita. Questo gene comanda la produzione di una proteina specifica (la cosiddetta CAR, Chimeric Antigen Receptor) capace di riconoscere un antigene (una sorta di targa, di cartello) che sta sulla superficie delle cellule tumorali della leucemia linfoblastica acuta, il CD19.
Prima della reinfusione di questi linfociti modificati geneticamente, la persona ammalata viene sottoposta a una chemioterapia per diminuire il numero di linfociti “normali” nel suo sangue (quelli, per capirsi, senza il nuovo gene). E quindi i linfociti “nuovi”, quelli capaci di riconoscere il CD 19, vengono reinfusi nel sangue della persona ammalata.

I linfociti sono, grossolanamente, cellule fatte per attaccare ciò che sono programmati per attaccare. Se li si programma per attaccare il CD 19, come fa il nuovo gene, questi lo fanno. Fornendo all’organismo una nuova arma, sulla carta molto efficace, per attaccare le cellule malate.
Si tratta senz’altro di un meccanismo del tutto nuovo, almeno in terapie approvate al di fuori di studi clinici controllati, e potenzialmente interessante per le strade che potrebbe (condizionale d’obbligo) aprire in futuro anche per altri tipi di tumori.

Sono farmaci che sostituiscono le chemioterapie?

No. Sono farmaci che si possono impiegare solamente dopo il fallimento di una o più chemioterapie, o di un trapianto di midollo. Il protocollo peraltro, come visto, prevede anche un trattamento chemioterapico prima dell’infusione di questa terapia innovativa.

Sono farmaci disponibili in Italia?

Ancora no. All’autorizzazione di EMA seguono i pareri delle autorità regolatorie di ciascun singolo stato. Ogni stato decide per sé. In particolare per un farmaco come questo che ha bisogno di centri altamente qualificati, sia per la preparazione sia per la somministrazione e la gestione degli effetti acuti. In Europa il primo centro designato sarà in Germania.

Il farmaco guarisce tutti i casi di leucemia in cui viene impiegato?

No. Nello studio che ha portato all’approvazione del farmaco Tisagenlecleucel (vi cito qui i dati tratti dal sito dell’ASCO, American Society of Clinical Oncology), su 75 ammalati valutabili in tutto, dopo 13 mesi di terapia, il 60% ha ottenuto una risposta completa (la scomparsa delle cellule tumorali) e un altro 20% una risposta parziale (una diminuzione della quantità delle cellule tumorali in circolo).
Certo questi sono dati clamorosi, in una malattia resistente ai trattamenti: purtroppo non significa che l’80% dei malati è guarito. Il tempo ci dirà quanto a lungo si manterranno queste risposte.

Il farmaco ha effetti collaterali?

Sì. Certo non si tratta di chemioterapia, che – per inciso – si porta spesso dietro una fama infelice e io credo immeritata, risultando tuttora ciò che di meglio abbiamo per molti tumori nonché, come abbiamo visto per questa stessa terapia, prima della reinfusione dei linfociti. Non si tratta di una chemioterapia, dicevo, ma ha anch’essa effetti collaterali e non da poco. A volte anche fatali.
Da questa pagina, già linkata prima, sottolineo due soli dati.

Uno, il principale fra gli effetti collaterali questi è la cosiddetta sindrome da rilascio delle citochine, provocata dalla reinfusione dei linfociti T, che non è affatto uno scherzo: febbre alta, calo della pressione sanguigna e della forza contrattile del cuore, intorpidimento, perdita di coscienza. Il 47% delle persone trattate con questo farmaco (cioè praticamente la metà) ha dovuto essere gestito in terapia intensiva a causa di questi sintomi.

Due, le complicanze possono essere anche fatali. L’azienda produttrice del farmaco segnala due casi di morte entro i trenta giorni dalla somministrazione del farmaco, in seguito a complicanze da questa sindrome.
In televisione non c’è sempre molto tempo per sottolineare anche questi dettagli.

Quanto costa il farmaco?
L’infusione viene effettuata una sola volta, quindi il costo è una tantum. La terapia costa 475mila dollari.

C, in conclusione

  • La notizia sta nel meccanismo d’azione di questo farmaco, innovativo, futuribile e tuttavia con un futuro ancora tutto da costruire e soprattutto conquistare.
  • È sì un farmaco con risultati che appaiono al momento degni di nota, ma per una piccola nicchia di tumori del sangue, rari.
  • Non sostituisce le chemioterapie attualmente disponibili: si può usare solamente nei casi in cui queste falliscono.
  • Non interessa nessuno dei tumori solidi che vengono tipicamente trattati in oncologia, e quindi i più frequenti: mammella, prostata, colon, polmone, stomaco, pancreas, cervello e così via: lo ribadisco, non riguarda questi.
  • Non è ancora approvato in Italia.
  • Necessita di centri altamente qualificati e certamente non sarà disponibile in tutti gli ospedali.
  • Costa un sacco di soldi.

5 risposte a "Cos’è questa CAR-T, o terapia personalizzata del cancro?"

  1. Costa veramente un’occhio della testa.
    La notizia che ho sentito al telegiornale un sacco delle cose che spieghi qui non le diceva proprio. La sensazione che mi lasciò è che un giorno -un futuro con tanto di veicoli a levitazione magnetica e teletrasporto dei pacchi da parte di Amazon- ogni malattia potrà essere curata così, personalizzando il farmaco. Che tipo mi prelevano tutto ciò di cui c’è bisogno dal mio corpo per creare farmaci che aiutano il corpo stesso a curarsi da solo. Okok, sognavo un po’. 🙂
    Mi piace molto la nuova grafica!

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    1. Non lo so se questo sarà un giorno possibile. Forse sì?
      Con molta umiltà penso: oggi trattiamo le malattie in maniere che cento anni fa sarebbero state non dico impensabili: proprio fantascienza. È possibile che fra cent’anni si possano trattare le malattie con metodi altrettanto fantascientifici per l’uomo di oggi.
      Se questo è davvero il futuro, e potrebbe anche essere, o esserne una parte, basta solo tener presente che è la prima goccia di un mare, non certo la soluzione pronta per domani… né per dopodomani!

      Grazie dei commenti, al solito!

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